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Dopo tre anni

Questa pagina è stata scritta nell'ottobre 2023 e completata oggi, aprile 2024, con tutto ciò che avrei voluto scrivere allora sulle canadesi della squadra azzurra.


Ho avuto, ho, alcuni problemi di salute che mi hanno imposto una pausa dallo scrivere di canoa slalom anche se ho seguito le gare come qualunque buon tifoso della compagine azzurra. 

Nel 2021 scrissi che i nostri ragazzi della monopala avevano un grosso limite nella tecnica e comparavo i loro esborsi energetici con l'allora emergente Gestin, "l'economico Gestin", che scivolava sull'acqua a costo zero laddove i nostri dovevano spendere e spandere energie per ottenere comunque risultati inferiori. 

Essendo i nostri ragazzoni sicuramente più fisicati del segaligno francesino il ragionamento che facevo era semplicissimo: invece di porre così tanta attenzione alla ghisa da palestra, se imparassero da "Francesi & Co." ad essere un po' più efficienti a livello energetico sicuramente i risultati sarebbero migliori.

Oggi i nostri alfieri hanno sicuramente fatto passi da gigante nello sviluppo delle loro personali tecniche e anche se ritengo troppo estrema la scelta di Ceccon di usare quello che praticamente è un k1, riconosco che la sua tecnica, compatta e proiettata sulla prua, è notevole e quando riesce a non fare manco un errore i risultati arrivano. Complimenti per i due bronzi londinesi.

Roberto Colazingari ha avuto alti e bassi in tutti e tre gli anni in questione, è un atleta potente e dotato che fatica a trovare una giusta concentrazione e fiducia in se stesso, quando lo si osserva scendere tra le porte è quasi facile prevedere come andrà la discesa: testa incassata tra le spalle = brutta manche, aspetto disteso e aperto = buona manche.  Proprietario di uno dei tre bronzi a squadre, conferma che dipende solo da lui.

Il terzo bronzo a squadre è al collo di Raffy Ivaldi, colui che ha avuto l'evoluzione più evidente, stabile e positiva tra tutti i C1 italiani. Faticava come un matto spostando quintalate di acqua, usciva dalle risalite a destra buttandosi avanti col busto e mangiandosi mezza pagaiata, faceva pittoresche espressioni facciali ad ogni combinazione e ogni tanto nelle risalite, chissà perché, guardava verso riva. Oggi è pulito, concentrato, scivola preciso e funambolico come pochi sanno fare, finalmente si gode i risultati che ha costruito pezzo dopo pezzo in questi tre anni e guarda con giustificatissima fiducia a Parigi 2024.

Flavio Micozzi è l'esempio dell'evoluzione da diamante grezzo a pietra preziosa, ci sta ancora lavorando ma è evidentissimo il miglioramento da "spacco l'acqua" a "vado con l'acqua". Sempre sostenuto da un importante rapporto peso potenza e dalla velocità nel gesto e nelle manovre, ha sicuramente saputo mantenere queste doti affiancandole ad una migliore conduzione della canoa sull'acqua. Il Micozzi 2.0 è molto più piacevole da vedere della sua versione beta ed i risultati arriveranno. Lui sa che io non amo il suo modo di pagaiare in debordè ma è l'unica cosa che non mi piace di tutto ciò che fa.

C'è anche, ultimo ma non ultimo, il Martino arancione, il Barzon della canadese, che da fantastico C1 Junior ha impattato nel mondo dei senior cambiando la sua bellissima tecnica (posso dirlo che era una tecnica bellissima?) con troppa ghisa e poca fiducia in sé stesso ed in quello che sapeva fare. Non scivolava più come prima, le risalite non erano più elegantemente "a molla" come l'anno avanti e la canoa sembrava non essere più parte di quel tutt'uno che lo aveva sollevato ai massimi risultati mondiali nella categoria juniores. Ha patito per tutto il primo anno, poi ha deciso di cambiare la canoa preferendo un modello più facile da condurre e da gestire, una canoa più capace di perdonare eventuali errorini. Una scelta sicuramente logica ed azzeccata; per risolvere una situazione problematica è giustissimo cominciare ad eliminare gli elementi che danno più grattacapi. Infatti, messa in sicurezza la voce "imbarcazione", le cose hanno cominciato a girare sempre meglio.


Tra le cavaliere della monopala azzurra le evoluzioni ci sono state e non sempre in senso positivo. Se devo pensare a chi meglio di tutte ha rappresentato questo sali-scendi, sicuramente mi lampeggia in testa: "Elena Borghi"

Elena ha una potenza invidiabile, credo che solo l'altra Elena, Micozzi, possa competere con lei in ciò, ma in questi tre anni ha dimostrato una discontinuità eccezionale. Da fuori a volte sembrava che non gliene importasse più nulla della canoa slalom, poi, invece, ti tirava fuori una manche al top da lasciarti a bocca aperta. Sì, perché lei non ha solo potenza, lei ha una capacità di correre sull'acqua mossa che poche hanno. Non ci sono onde o buchi che possano metterla in difficoltà, sempre a patto che quel giorno lì le giri bene. Perché se le gira storta non c'è nulla da fare.

Speriamo che l'obiettivo "Borghi 2024" sia il raggiungimento di quelle concentrazione e costanza che le consentiranno di agguantare ciò che le sue grandi potenzialità le possono offrire.

Potente, veloce, ormai solo un pelo meno brava della Borghi sull'acqua mossa e bloccata un anno per un problema alla spalla, "Elenina" Micozzi si sta evolvendo sulle tracce del fratello e sta imparando sempre meglio l'arte della navigazione in acque bianche. Dopo un anno di stop, nel '22 ha vinto i C.I. a Valstagna e quest'anno è stata la prima in qualifica e semifinale ai C.I. di Ivrea. 

Quanto avevo scritto tre anni fa sui due Micozzi era ciò in cui credo tutt'oggi: con quelle capacità basterebbe saper navigare un po' meglio e i risultati arriverebbero fino alle posizioni più alte delle classifiche internazionali.

Marta Bertoncelli è invece la più continua protagonista di una costante evoluzione tecnica, fisica e psicologica tra le ragazze azzurre della monopala. Dopo aver, finalmente, abbandonato il K1 si è concentrata al 100% sulla canadese ed ha messo a frutto la sua capacità di apprendere da ogni situazione e di modificarsi di conseguenza. Marta non è la più dotata fisicamente e nemmeno "acquaticamente" ma ha sempre disegnato traiettorie filanti tra le porte ed ha imparato (o dimostrato) subito che è più importante non perdere velocità piuttosto che saperla raggiungere in fretta.  

Buon 2024!

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