Curvare o carvare?



CARVARE


Nello sci alpino la rivoluzione di qualche decina di anni fa è arrivata con l'accentuarsi delle sciancrature e la conseguente facilitazione nella realizzazione di curve incise, ossia con la lamina dello sci completamente coincidente con il segmento di curva.

Ogni punto della lamina passa nello stesso punto della curva lasciando nella neve un unico intaglio. Non ci sono scivolamenti, sbandamenti, dispersioni: massima efficienza.

E' nato il carving.

Le curve intagliate, tipiche del carving, hanno l'efficienza energetica più alta di qualsiasi altro tipo di curva sugli sci.







LE SUPERFICI VERTICALI


Per intagliare curve nell'acqua servono efficienti superfici verticali o comunque ortogonali al piano (acqua) su cui curviamo.



Il surf in mare è un esempio lampante di quanto sopra: curve strette e a grande velocità.




Chi ha avuto qualche esperienza di surf con la canoa da slalom sa benissimo che è impossibile eseguire le stesse evoluzioni dei surf e delle canoe da surf perché le canoe da slalom scarrocciano (derapano) molto più dei loro cugini da onda.





Ha senso parlare di superfici verticali se si parla di acque più o meno disposte sul piano orizzontale, ma nel surf si parla sempre di fronte dell'onda e della sua non orizzontale disposizione, quindi sarebbe più preciso parlare di "superfici ortogonali" o "superfici perpendicolari" a quella dell'acqua.



Più è grande e verticale l'onda, e più diventa ingovernabile la slalom se si esce dalla semplice rotta di fuga verso riva, perché più aumenta la velocità e maggiore sarà l'emersione dello scafo dall'acqua, di conseguenza le superfici ortogonali saranno sempre più ridotte così

come la possibilità di intagliare l'acqua con la chiglia.





Non è però detto che non ci si possa divertire restando vicini alla rotta di fuga.

Scappando davanti all'onda possiamo comunque usare pagaia e fianchi per ottenere brevi rotazioni di grande e medio raggio ed imparare a tenere la pagaia immersa di taglio a fianco della canoa e a manovrare ruotandola e spostandola più avanti o più indietro.




Manovre facilmente eseguibili anche da canoisti attempati e sovrappeso





La pagaia, i fianchi e la chiglia possono farci eseguire curve quasi perfettamente incise perché la velocità dell'acqua sotto la canoa (μ) è abbondantemente sotto i limiti di planata.

Fuori dalla rotta di fuga e fino a certe velocità possiamo cercare di usare le superfici dei fianchi esterni alla curva per intagliare meglio l'acqua, ma oltre una certa velocità ed angolo rispetto al fronte dell'onda, non sarà più possibile perché le forze centripete/centrifughe non ci consentiranno di farlo senza ribaltarci, ovviamente dovremo ricorrere al sollevamento del fianco a valle con l'obiettivo di incidere l'onda con la pancia della canoa ma ci renderemo presto conto che appena la velocità dell'acqua sotto di noi sarà troppo alta, nemmeno la canoa completamente di taglio sarà in grado di incidere l'acqua con efficacia: la canoa planerà anche se tenuta completamente sul fianco.

La grande differenza con i surf e le canoe da surf è infatti data dalle pinnette montate a poppa e dalla sezione trasversale, piatta sul fondo e con fianchi bassissimi, dell'opera viva (la parte di scafo immersa in acqua).

Questi due elementi permettono di incidere efficacemente l'acqua del fronte dell'onda e di ottenere velocità, raggi di curva e traiettorie assolutamente fuori dalla portata delle canoe da slalom.

Molte canoe da surf non hanno le pinnette e se ciò non consente loro di incidere le onde lungo gli stessi angoli delle loro cugine pinnute, le rende capaci di eseguire figure ed evoluzioni impossibili con le pinnette.

Nelle figure seguenti è evidente la differenza tra i fianchi delle slalom e quelli dei kayak surf ed è facile comprendere che i secondi sono in grado di incidere le onde con il fianco anche ad alta velocità mentre le slalom hanno limiti di efficacia molto più grandi.






Alla fine degli anni '80 era stato realizzata una canoa da slalom con uno scafo che nella sezione centrale era triconcavo: il Manta.

Era un C2 che aveva la capacità di seguire traiettorie molto precise perché era difficile farlo scarrocciare; là dove puntava la prua, andava.

Ovviamente questo era anche il suo limite perché, oltre ad avere un'opera morta (la parte sopra la linea di galleggiamento) molto scarsa e prua appena sopra l'acqua che non permettevano grosse fantasie tra le onde, non consentiva sbagli di rotta, infatti solo Hemmer e Loose riuscirono a sfruttarlo a pieno fino a vincere il Campionato del Mondo sul Savage River nel 1989.


Vi fu poi un fiorire di diverse linee di chiglia ma i regolamenti cominciarono a limitarne le forme fino a determinare che ci debba essere una sola linea di chiglia (quindi solo linee convesse o rette) e che si possano avere sporgenze non più alte di 2 cm, non più strette di 8 mm, la cui sommità deve avere un raggio minimo di 4 mm e che devono nascere già nello stampo dell'imbarcazione.




Per quanto piccole queste sporgenze aumentano in modo sensibile l'efficienza delle rotazioni diminuendo lo scarroccio della canoa.



CURVARE


Il capitolo scorso, sulla pagaiata in canadese, finiva col paragrafo "Usare la canoa" e mostrava come abbassando un fianco durante un'avanzamento rettilineo, la canoa tendesse a girare dalla parte opposta. Riprendiamo da qui.




Le moderne slalom, tutte, hanno zone più o meno estese dei loro fianchi assimilabili a superfici verticali ed abbiamo visto come col semplice abbassamento di un fianco possiamo cambiare il rapporto tra le superfici verticali immerse di un lato e quelle dell'altro lato e come questa variazione determini una curva.

La nota più importante è che la curva non l'abbiamo iniziata noi con una pagaiata o un'altra manovra, la curva l'ha fatta la canoa.

L'insegnamento è che la canoa può fare delle cose "da sola".

Tutto ciò che fa la canoa non dobbiamo farlo noi con la pagaia e le nostre energie.


Le prime canoe da slalom ruotavano molto meno delle loro attuali discendenti e le curve erano di un solo tipo: si alzava il fianco esterno quanto bastava per non ribaltarsi e si eseguiva una bella curva ad efficienza decrescente col diminuire del raggio di rotazione.



Per raggi grandi la canoa riusciva a correre lungo la circonferenza con uno scarroccio minimo, per curve strette lo scarroccio era notevole e l'efficienza bassissima.

In termini nautici lo scarroccio è causato dall'azione del vento sull'imbarcazione, io lo uso per indicare lo scorrimento dell'acqua trasversalmente allo scafo indipendentemente dalla causa.

(Sì, potrei usare la parola "derapata", ma scarroccio mi piace di più)


Nelle moderne slalom è evidente l'aumento delle superfici verticali in prossimità del pozzetto ed è altresì evidente che possiamo sfruttarle per aumentare l'efficienza delle nostre curve riducendo lo scarroccio.

Questo miglioramento è innescabile durante la rotazione o già prima che essa inizi, infatti se durante un avanzamento rettilineo abbassiamo un fianco abbiamo visto come la canoa tenda a ruotare nella direzione opposta, se assecondassimo questa tendenza semplicemente pagaiando in avanti otterremmo una curva che avrà un certo raggio a seconda della forma della canoa, della posizione del canoista e della velocità di ingresso.


La più classica delle curve in canoa prevede il sollevamento del fianco

esterno dando "pancia" all'acqua che ci "viene contro" .




Siccome abbiamo notato che le slalom hanno, almeno nella loro sezione centrale, fianchi verticali e pance piatte, sollevando abbastanza il fianco esterno trasformiamo la pancia in una superficie verticale utilizzabile per incidere una curva o anche solo per incidere l'inizio di una curva che poi condurremo in altro modo.



Immaginiamo ora di avere iniziato una curva col fianco esterno alto e quindi a coda emersa.

Senza considerare l'azione della pagaia in acqua possiamo influenzare il raggio di curva solo spostando il peso del corpo lungo l'asse longitudinale della canoa.

La canoa da slalom ha un profilo inferiore longitudinale più curvo nella parte anteriore e più rettilineo in quella posteriore, se portiamo il peso avanti possiamo far emergere dall'acqua una parte di canoa più lunga di quella che potremmo fare emergere spostandoci indietro



In blu la linea di galleggiamento a peso avanti, linea verde a peso indietro, in giallo-rosso le rispettive parti emerse.


Di conseguenza se durante la rotazione di cui sopra avessimo tutto il peso avanti la canoa ruoterebbe più velocemente di quanto non farebbe se avessimo tutto il peso indietro.


Interessante notare come in una simile rotazione a fianco esterno basso, quindi a coda sotto, gli effetti siano opposti: a peso indietro la canoa ruoterà più velocemente e a peso avanti ruoterà più lentamente.

Il principio è lo stesso di prima: maggiore è la lunghezza di scafo immerso e minore la velocità di rotazione, in questo caso abbiamo però la coda della canoa obbligatoriamente immersa e spostandoci avanti è come se l'allungassimo, di conseguenza, oltre all'ostacolo alla rotazione derivante dalla maggior lunghezza, avrà più volume e quindi dovremo aumentare l'inclinazione per tenerla sott'acqua.

Posizionandoci invece col corpo molto indietro, la coda sarà cortissima, ci basteranno pochissimi gradi per tenerla in immersione e la rotazione sarà stretta e veloce.

Le moderne canoe da slalom, specie i kayak, hanno volumi posteriori molto ridotti ed è facilissimo immergere la coda; oggi è normale vedere lo slalomista con il bacino sott'acqua durante le rotazioni più strette attorno ad alcune paline del percorso.

La facilità di queste rotazioni sulla coda ne porta ad un uso continuo e le risalite, come le sfalsate, vengono spesso affrontate col solo ingresso della testa nella linea di porta, quindi molte volte il baricentro del canoista non entra neanche tra le paline, il conseguente risparmio di strada è talmente grande che diventa inutile anche il solo confrontare una curva di questo tipo con una curva a baricentro interno alle paline.

L'evoluzione degli ultimi anni ha aumentato a dismisura la tendenza di molti atleti a risolvere qualsiasi rotazione immergendo la coda e sdraiandosi indietro per fare le porte di collo, ma c'è ovviamente una serie di parametri che consigliano che tipo di manovra eseguire in una o in un'altra porta.


Prima di affrontare meglio le rotazioni in canoa va aperta una parentesi "noiosa".


LA VELOCITA' ANGOLARE.



Avete presente i frombolieri? Un esempio per tutti: Davide, sì, proprio quello che uccise Golia, usò una frombola.

Per realizzare l'esperimento seguente dovremmo trasformarci per un po' in Davide ma senza utilizzare la frombola; ci basteranno un pezzo di corda ed un sasso.





Prendiamo un sasso ed un metro circa di corda alla cui estremità legheremo il nostro sasso. Una volta assicurato il sasso alla corda afferriamo la stessa a circa 30 cm di distanza dal sasso e diamo inizio ad una rotazione sul piano verticale.

Non serve eseguire un movimento ampio con tutto il braccio, una rotazione eseguita attorno al polso andrà benissimo.

Il ritmo della rotazione deve essere fisso e ripetibile, mettiamo che sia di due giri al secondo.

Raggiunta una certa stabilità nella rotazione e nel suo ritmo cercheremo di lasciare la corda nel momento più opportuno al lancio in avanti del sasso. Ripetendo un certo numero di volte l'operazione stabiliremo quale sia la massima distanza raggiungibile dal sasso.

Adesso ripeteremo un'identica serie di lanci ma afferrando la corda a 50cm dal sasso.

Identico ritmo di prima, identica posizione, identici movimenti, lasciamo la corda e guardiamo dove cade il sasso.

Ripetiamo un certo numero di volte e confrontiamo con la prima serie di lanci.


Non volete fare l'esperimento? Ok, vi dico cosa succede.

La distanza raggiunta dal sasso con la corda da 50 cm è superiore a quella raggiunta con lo stesso sasso con la corda da 30 cm.

Tutte e due le volte il ritmo era identico, quindi i due cerchi erano percorsi nello stesso tempo (0,5 secondi a giro) e quindi la velocità angolare era identica (360° ogni 0,5 secondi), ma il sasso con la corda più lunga doveva coprire una circonferenza maggiore, quindi la sua velocità assoluta o velocità tangente, era più alta.

A parità di velocità angolare, la curva di raggio maggiore garantisce una velocità assoluta più alta.


Quindi: SE posso ottenere curve più ampie con la medesima velocità angolare di curve più strette, conviene percorrerle più ampie perchè la velocità di rotazione sarà identica ma la velocità tangente (quella che sarà la velocità di uscita dalla porta) sarà maggiore.

Come sempre, la manovra va valutata nel suo insieme e non per un solo aspetto; curve diverse hanno diversi punti/angoli di ingresso ed uscita e sono aspetti da considerare.


Il classico esempio è dato dal confronto tra una risalita percorsa restando attaccatissimi alla palina interna e la stessa porta affrontata in modo più "comodo" facendo correre la canoa: spesso la seconda tattica è vincente sulla prima (specie dal punto di vista economico).


Ovviamente è vero anche il contrario: a eguale velocità tangente (di uscita) conviene percorrere la curva a minor raggio.


Il classico esempio è lo stesso di prima perché non è detto che la curva più comoda sia la soluzione migliore :-)


Nella pratica è comunque spesso osservabile come atleti che percorrano strette traiettorie con manovre dispendiose vengano battuti da atleti che eseguano manovre più scorrevoli e meno impegnative dal punto di vista fisico/energetico.


La sostanza è che ogni rotazione vada valutata e realizzata basandoci principalmente sull'efficacia ma con una grande attenzione all'economia.


L'efficienza dobbiamo già averla costruita da tempo perché deve essere parte di noi, del nostro stile e non una cosa da inventarci al momento.


Faccio notare che spesso le gare vengono vinte o perse nella parte finale del percorso, quando l'atleta che ha speso troppo non ha più l'esatta lucidità di partenza mentre l'atleta che si è ben gestito può ancora effettuare passaggi perfetti.


Detto ciò non mi metterò ad esaminare ogni manovra, ogni posizione della pagaia rispetto all'acqua, alla canoa, al canoista, alla palina perchè sarebbe un lavoro monumentale e del tutto inutile perché ciò che conta sono sempre i tre princìpi di prima: efficacia, economia ed efficienza.


Uno dei punti fondamentali è che anche nel caso delle manovre, la posizione dell'intero corpo, la distanza della mano dalla pala, come e dov'è messa la pala, in acqua, l'ERGONOMIA, sono fondamentali per la riuscita del colpo o dell'aggancio o della frenata o della pagaiata larga.


Se si parla, per esempio, di pagaiata larga, colpo che negli ultimi anni ha acquisito sempre maggior importanza, posizionare la pala in acqua nel punto più lontano possibile dal centro di rotazione e fare in modo che essa sia perfettamente inserita in acqua presentando la maggior superficie verticale utile mentre la pagaia è tenuta bassa, con le spalle ruotate, col braccio di tiro disteso e quello di spinta flesso, non è cosa da poco, ma è cosa ancor più pregevole se prima di fare tutto ciò si allontana la mano di tiro dalla pala guadagnando altri cm di distanza dal centro di rotazione.






Buona parte delle risalite in una moderna gara di slalom viene affrontata e risolta proprio grazie a una pagaiata larga eseguita al momento opportuno.

Coda sotto, rotazione sul fianco esterno della canoa, pagaiata larga, chiusura della rotazione, riemersione e ripartenza.

La torsione del busto è in grado di fornire grande energia alla manovra sia che si parli di una rotazione che veda come protagonisti i muscoli dorsali (come nella pagaiata larga), sia che veda come protagonisti i muscoli pettorali (frenata, timonata, aggancio).

Nel secondo caso e più facilmente nel caso dell'aggancio, è spesso possibile "caricare" il busto come un elastico nella prima parte della rotazione lasciando che, la pagaia in acqua allinterno della curva ed il movimento della canoa, portino le spalle ad una rotazione molto ampia che poi verrà invertita eseguendo l'aggancio fino a riguadagnare la normale postura.



In pagaiata o sulla coda?


Prendiamo il classico caso della combinazione di porte in discesa sfalsate: mediamente lo slalomista odierno tende a restare col baricentro vicino alla linea di mezzeria della combinazione limitandosi ad avvicinarsi alle porte il tanto che basta per ruotare sulla coda e far passare dentro la linea di porta solo la testa, un sistema che nessuno adotterebbe se le sfalsate fossero solo una serie di porte quasi in fila su una linea quasi rettilinea, oppure se fossero sfalsate di pochissimo.

Quindi a che livello di sfalsamento inizieremo a vedere gli atleti lavorare di coda e collo?

Se le porte fossero in linea nessuno si sognerebbe di buttarsi sulla coda ad ogni porta, anche se fossero poco sfalsate nessuno lo farebbe perchè pagaiare restando in posizione di pagaiata e usando fianchi e leggere manovre con la pagaia sarebbe più veloce che buttarsi sulla coda.

Ci sarà quindi un limite oltre il quale tutti adotteranno il passaggio di coda.

La zona compresa tra il limite oltre il quale tutti useranno la coda e il limite sotto il quale tutti affronteranno le sfalsate restando in posizione centro/avanti, è una zona nella quale la scelta della corretta tattica è fondamentale.

Avere maggiore capacità, rispetto ai concorrenti, di affrontare le sfalsate riuscendo a stare centrale e in propulsione aumenta le possibilità di ottenere tempi minori sulle porte non troppo sfalsate.

Avere la capacità di ruotare velocemente sulla coda facendo passare solo la testa (ed un pezzo di canoa!) dentro le sfalsate più aperte riuscendo a ripartire subito per la successiva porta è fondamentale per ottenere bassi tempi di percorrenza e per spostare il limite successivo (porta in retro o traghetto all'indietro) ancora più in là.

Oggigiorno c'è una tendenza, giustificata finché si vuole e comunque non certo sistematica tra i campioni, a ruotare sulla coda per risolvere qualsiasi rotazione, ma questa manovra, come qualsiasi manovra, non può essere sempre la più vantaggiosa e va dunque imparata molto bene così come tutte le altre manovre perché:

"Chi sa fare una sola cosa non ha scelta, chi sa farle tutte può scegliere la più conveniente".


LA PAGAIA


Cosa fa la pagaia durante queste curve?

Intanto va chiarito che tra tutte le superfici verticali a nostra disposizione, la pagaia è sicuramente la più efficace ed efficiente perché è una lamina che può funzionare egregiamente da deriva e da timone in qualsiasi posizione utile noi la si riesca a mettere.


Ovviamente la pagaia è fondamentale per iniziare la rotazione e continua ad esserlo lungo tutto l'arco della manovra ed anche se il principio base è che dev'essere la canoa a fare il grosso del lavoro, la pagaia asseconda, accentua o interrompe la rotazione con enorme efficacia.

La canoa deve lavorare in acqua con le sue superfici esterne, siano fianchi o pancia, in modo da costruire la curva sulla quale la pagaia rifinirá punti di ingresso, uscita e raggio, dando velocità sia in rotazione che in avanzamento, ma all'occorrenza essa può sommare la sua superficie verticale a quelle della canoa aumentando efficienza ed efficacia da esse derivanti.

Stiamo per esempio parlando del mantenere la pagaia verticale all'interno di una curva media, in prossimità del fianco del canoista e parallela al fianco della canoa durante una rotazione.

In questo caso il braccio che la comanda è flesso e non c'è una sola componente in linea con le ossa ma lo sforzo non è così elevato come si potrebbe pensare perchè è condiviso con la canoa. Il controllo sull'angolo di incidenza della pala rispetto allo scorrimento in acqua determina variazioni sul raggio di curvatura e su tutte le conseguenze da esso derivanti.

In buona parte delle rotazioni di questo tipo, nelle quali la pagaia ruota all'interno della porta, la pala viene poi spinta di taglio in avanti allargandola verso l'interno della curva fino a distensione del braccio di pala e poi trasformata in una pagaiata avanti.



L'INVESTIMENTO


Ogni volta in cui spendiamo energia per qualcosa facciamo un investimento e ci aspettiamo che questo renda il più possibile.

Ogni cambio di direzione, ogni manovra deve rendere al massimo; ci deve restituire la maggior parte possibile dell'energia che avevamo prima di quella manovra.


Devo fare un discorso teorico già noto a molti ma sempre fondamentale.


In acqua la velocità è condizionata principalmente dalla resistenza all'avanzamento nell'acqua. Tale resistenza idrodinamica aumenta col quadrato della velocità, quindi avremo piccole resistenze a basse velocità e enormi resistenze ad alte velocità.

Pagaiare alla massima velocità ci costa molto più del doppio di ciò che ci costa pagaiare a velocità media perché il rapporto non è lineare ma esponenziale.


Nell'economia di gara, dato che il totale delle nostre energie disponibili è sempre quello e che il tempo di gara è dato dalla distanza percorsa diviso la velocità media (t=s/v), è più importante non avere velocità basse che avere punte di costosissima velocità massima.



Non ho nulla contro le velocità alte, anzi, sottolineo solo che il tempo è dato dalla velocità media e che questa è molto più influenzabile dalle basse velocità che da quelle alte.

Essere troppo prudenti nella parte iniziale della gara può abbassare troppo la velocità media, ma affrontare una combinazione ad altissima velocità può costarci molto caro in termini di controllo su una combinazione successiva.

Ogni volta che noi facciamo una manovra è come se stessimo facendo un investimento e da esso dobbiamo ricavare la maggior resa possibile.


Se entriamo in morta e facciamo una bella rotazione sulla canoa ci aspettiamo che la velocità di uscita sia alta, se facciamo una rotazione sulla coda ci aspettiamo che il passaggio sia molto veloce e che la canoa riparta nella nuova direzione con buona velocità iniziale grazie alla riemersione della coda ed al lavoro di pagaia. Tipo così:





















































Da notare che la curva è fatta al 90% dalla canoa mentre l'economico Gestin, dopo l'investimento iniziale rappresentato dalla timonata e dall'inserimento della coda sott'acqua, si limita a restare in perfetto equilibrio accompagnando la canoa col corpo e con la pagaia per poi presentarsi pronto a pagaiare per far accelerare la canoa oltre la velocità già resa dalla bella ed efficientissima rotazione.


Ma non va sempre così.

Molte volte si sbagliano le distanze di ingresso, si pianta troppo la coda, la si pianta troppo poco, ci si aggrappa troppo alla pagaia, etc


L'esempio classico di investimento sbagliato ce lo danno i principianti che entrano in morta a fianco esterno alto ma con la canoa troppo intraversata lasciando che la barca ruoti e scarrocci quasi fino a fermarsi per poi ripartire ad esclusiva forza di braccia (e son quasi sempre zappate spaventosamente inefficaci ...)

Tutta l'energia che avevano in ingresso è stata dissipata nello scarroccio.

Lo slalomista, invece, entra nella stessa morta con le medesime condizioni del principiante e riesce ad usare corpo, canoa e pagaia per conservare il più possibile dell'energia in ingresso in modo da averne anche in uscita dalla morta.

Eppure anche gli slalomisti bravi a volte sbagliano.


Il caso più frequente di investimento sbagliato è rappresentato dalle rotazioni a coda sotto: entriamo in morta, piantiamo la coda, la canoa si impenna troppo o troppo poco e siamo costretti, nel primo caso, a sollevare bruscamente il fianco esterno (in qualche caso solleviamo il fianco interno, specie in C1) per interrompere la rotazione e abbassare la punta o, nel secondo caso, a completare la rotazione a forza di braccia. In ogni caso abbiamo perso tutta o buona parte del capitale energetico iniziale.

Tendenzialmente sbaglia chiunque ruoti sollevando troppo la prua sull'acqua.


Ma come possiamo imparare a ruotare sulla canoa e quindi ad aumentare l'efficienza delle nostre curve?


LE CURVE DELLA CANOA


Siccome tutto ciò che fa la canoa non dobbiamo farlo noi, il modo migliore per ottenere buone curve è imparare come farle fare alla canoa.

Per capire cosa la canoa sia in grado di fare è necessario procedere per gradi lasciando che sia essa a fare la curva limitandoci ad assecondarla con la pagaia.

Ci servono solo almeno un po' di corrente ed una morta sufficientemente ampia, ma si può fare anche in acqua piatta.


Per la buona riuscita di questo esperimento è fondamentale imporci la condizione che, solo nella morta, il manico della pagaia sia capace di reggere pochissimi kg prima di spezzarsi.


in un primo momento, non servono porte o paline singole: si entra in morta da monte con la prua verso valle dopo aver raggiunto la massima velocità possibile e si lascia che sia la canoa a scegliere il momento in cui girare mentre noi ci limiteremo a mantenere la pagaia quasi verticale, con la pala interna alla curva completamente inserita in acqua e ricordandoci che essa può reggere solo pochissimi kg.

In pratica potremo solo tenerla al nostro fianco lasciandola scorrere di taglio lungo la rotazione.

Se voleste eseguire l'esercizio in modo ancora più sofisticato vi suggerisco di tenere la pagaia con solo indice e pollice della mano bassa. Le due dita dovranno essere distese ed il manico della pagaia va toccato con i soli polpastrelli, l'angolo della pala in acqua va ovviamente controllato con l'altra mano.

Riuscire ad accompagnare le rotazioni con la pala completamente inserita in acqua e con solo due polpastrelli a trattenerla aiuta notevolmente la sensibilità del canoista e la percezione dei suoi mezzi.


Tornando all'esercizio-base sottolineo che non c'è un tipo di rotazione particolare da adottare; il principio è valido per qualsiasi tipo di rotazione e velocità.

Peso avanti, centrale, indietro, fianco alto, basso, piatto, cambio fianco, spostamento del peso, etc, potete provare qualunque tipo di curva e vi accorgerete che il principio è sempre valido: troverete sempre il modo di far fare gran parte della curva alla canoa limitandovi ad accompagnarla con pochissimi kg sulla pala.


Il passo successivo consiste nel prendere piena coscienza dei movimenti e delle condizioni che ci consentono di far curvare la canoa dove vogliamo noi ma sempre senza usare la pagaia in modo troppo invasivo.

Da notare che a questo punto saremo sicuramente in grado di individuare in anticipo il preciso momento in cui la canoa comincerà a ruotare nella direzione desiderata, in quel momento sapremo già dove, come e quando agire per costruire e portare a termine la curva che ci farà essere il più possibile efficienti ed efficaci.

Una volta appresa questa tecnica la si trasferisce attorno ad una palina o dentro ad una porta arrivando con qualunque velocità in nostro potere ma sempre usando la regola della pagaia integra prima e dopo la rotazione ma fragilissima durante, quindi la rotazione va fatta sulla canoa, e senza forzare con la pagaia.


Compreso il principio ed acquisite le sensazioni si può ricominciare a considerare integra e robusta la pagaia osservando come, dove e quando sia davvero il caso di usarvi tutta o quasi la forza possibile.


Un altro esercizio interessante è l'ingresso in morta col fianco esterno già abbassato ed il peso completamente avanti.

A seconda della differenza di velocità tra morta e corrente e dell'angolo di ingresso sarà molto divertente riuscire a costruire una curva incisa col fianco esterno della canoa ed usando la pagaia solo in scorrimento e per poi chiudere la rotazione. Non ci sono divieti all'eventuale spostamento indietro del peso del corpo ed al conseguente diverso tipo di lavoro della pagaia ma sarà stimolante scoprire che cosa sia possible costruire restando completamente avanti, lavorando solo con l'angolo di incidenza del fianco e magari provando a farlo tenendo la pagaia in acqua con solo due dita della mano bassa.


Buon divertimento a tutti!


Skillo





Anche questa volta ho il piacere di ringraziare Andrea Benetti e Fulvio Fina per l'aiuto ed il sostegno ricevuti ed Erik Masoero per i costruttivi scambi di vedute.

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